Cocktail&the City
Intervista a Nico Sacco del Lab Viterbo

Intervista a Nico Sacco del Lab Viterbo

Nico Sacco, classe ’91 è il barmanager del Lab Viterbo (Piazza Giuseppe Verdi, 5). Questo ragazzo dagli occhi curiosi, colpisce per la sua autenticità, la sua genuinità e spontaneità, per l’emozione che ci mette in ciò che fa e nella sua passione per il proprio lavoro.

Ci siamo incontrati per la prima volta nel 2018 al Romeo ed è un onore e piacere poter intervistarlo oggi per cocktail &the City.

Ciao Nico, puoi raccontarci qualcosa su di te: chi è Nico Sacco? Come sei approdato dietro al bancone?

Ciao Laetitia, è un piacere scambiare due chiacchiere con te. Il mio percorso nel mondo dell’ospitalità inizia 12 anni fa.

Nasco da una famiglia di ristoratori, mio padre chef e mia madre maître di sala. Muovo i primi passi nel ristorante di famiglia, situato ad Acquapendente in provincia di Viterbo. In cucina ad aiutare mio padre, inizio a pelare quintali di cipolle e patate. Devo tutto a mio padre. Circa un anno dopo, cambio ruolo e mi ritrovo in sala ad affiancare mia madre. Sin da subito rimango affascinato da questo mondo, che a l’età di 19 anni decido di seguire il mio primo corso sul vino.

A 21 anni mio padre decide di aprirmi un wine bar “Pane e vino” sulla piazza principale del paese. Avere un locale tutto mio è stata una grande responsabilità. Dopo sei mesi, questa mia piccola attività rientra tra i bar selezionati dal Gambero Rosso. Due anni dopo realizzo che questo è il lavoro della mia vita. Dal giorno all’altro, chiudo tutto. Ho tanta voglia di imparare e scoprire cose nuove, di confrontarmi con persone molto più brave di me.

Seguo i primi corsi professionali da bartender e partecipo a tantissime masterclass con i migliori nomi della mixology. Subito dopo vado a fare la mia prima esperienza in Sardegna durante la stagione estiva, al “Cafè du port” a Puntaldia.

Nel frattempo mando il mio curriculum a mezzo mondo sperando di non fermarmi al ritorno dalla stagione. Tentar non nuoce e lo spedisco anche ad una certa Cristina Bowerman. In quel periodo mi disse che stava lavorando ad una nuova apertura a Roma. ll locale in questione è Romeo. Dopo un colloquio con il barmanager Riccardo Gambino, inizio a lavorare come barman. Oltre ad essere un grande professionista, Riccardo è diventato un mio grande amico. Un anno dopo divento il barmanager. Otteniamo risultati importanti con tutto lo staff e il locale. Romeo entra tra i migliori cocktail bar d’Italia, bar rivelazione dell’anno secondo il Bargiornale e tantissimi altri riconoscimenti.

Dopo la chiusura di Romeo mi ritrovo a gestire il cocktail bar di Casa Vissani, 2 stelle Michelin. Che emozione stare con il maestro Gianfranco.

Qual è la tua esperienza professionale più significativa?

Senza dubbio Romeo. Devo tantissimo a Cristina Bowerman. Ho avuto l’opportunità di lavorare insieme ad una delle chef più importanti del panorama internazionale. Tuttora ci sentiamo spesso. Abbiamo un bellissimo rapporto.

Come nasce il Lab Viterbo?

Il Lab nasce dall’idea di un mio caro amico, Michele Schirripa.

Prima del Lab, dopo aver perso due lavori per il covid ho dovuto rimboccarmi le maniche e sono andato a Terni a fare cappuccini da asporto! (mi mancava come esperienza e ne vado veramente fiero).

Torniamo al Lab… Quindi a maggio mi arriva una chiamata da parte di Michele. Ci incontriamo, chiacchieriamo e sento che quello che ha in testa è un gran bel progetto. Non ho esitato un secondo nel cogliere l’opportunità. Mi ha dato la sua fiducia e sin da subito mi sono ritrovato con le chiavi del bar in mano, partendo così in quinta.

Che proposta di miscelazione il Lab Viterbo offre ai clienti?

La cosa che più mi preme è soddisfare la mia clientela. Offriamo una miscelazione molto semplice, con tempi di preparazioni lunghissimi eseguiti nel nostro laboratorio ma di facile esecuzione al bancone. Mi piace parlare con il cliente e non stare due ore a fare un drink.

I nostri cocktail sono puliti, dai colori vivaci e profumati. Anche la scelta del bicchiere non è anodin. Lo scelgo accuratamente, creandoci una storia. Adoro raccontarla.

Il Lab è anche un ristorante avanguardista. Siamo una squadra ed insieme allo chef studiamo le garnish che accompagnano i nostri cocktail. Nulla è lasciato al caso. Niente è banale. È una vera e propria cucina.

Da dove trai ispirazione per i tuoi drink?

Sono una grande forchetta e giro tantissimi per i ristoranti. I miei cocktail nascono soprattutto dai piatti che mi rimangono impressi nella memoria, dai sapori e dai colori. Mi piace moltissimo adottare le tecniche della pasticceria al bar.

Quale filosofia hai impiegato per la realizzazione della prossima cocktail list del Lab Viterbo?

La prossima drink list -in uscita a brevissimo- si ispirerà al nostro territorio. Abbiamo la fortuna di vivere in una zona che ha tanto da offrire con dei prodotti unici e assurdi. Viterbo è famosissima per le nocciole e le castagne. Quindi cercheremo di valorizzare la materia prima della nostra amata Tuscia.

Ci puoi anticipare qualcosa sui cocktail che saranno presenti in carta?

Ti annuncio che abbiamo tre botti di rovere francese dove da tempo è stato messo a macerare tre diversi tipi di Negroni cocktail. A buon intenditor.

Qual è il cocktail che ti rappresenta?

Amo i classici. I miei cocktail sono composti da tre ingredienti massimo. Mi piace sentire la qualità della materia prima.

Il mio cocktail preferito? L’Americano perché è una ricetta che se fatta bene, ha delle caratteristiche inconfondibili. È un drink completo. Amaro, dolce e minerale. E se hai un gran limone è molto profumato!

Infine, domanda di routine… qual è il tuo spirito preferito?

Posso dirlo!? Amo bere il vino!

Per me, il connubio ideale è pane e mortazza accompagnato da una bollicina.

Grazie Nico. Ci vediamo presto al Lab.

Grazie Leti. È stato un piacere. Ti aspetto.

Photo Credit: Officina Visiva (sito web)

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